
SULL’ONDA DEI RICORDI ….IN ATTESA DEL QUARANTENNALE!!!
Prima di Natale 2005 ho ricevuto la lettera per il “Quarantesimo anniversario dell’ingresso in Accademia Militare”….già 40 anni , mi sono detto!!!
Avevo appena preso il caffè e stavo fumando il mio “Toscano” quando insieme al fumo che saliva nella stanza la mia mente è andata lontana a quei giorni di 40 anni fa.
Ricordo e credo di averlo ancora in una scatola il foglio di convocazione per il tirocinio presso l'Accademia Militare; c'era anche la possibilità di usufruire di uno sconto per il viaggio in treno. Era il 21 ottobre 1966, il viaggio l'ho fatto di notte come molti altri, tutti scesi alla stazione di Modena, dove ci siamo ritrovati e avviati verso l’Accademia.
Si andava a gruppetti e il parlare era nei dialetti più strani : sardo, bergamasco, pugliese , romano, toscano, veneto, siculo!!!….Una volta dentro non ricordo tutto ma ricordo che le braccia hanno retto sotto il peso delle divise che ti venivano catapultate addosso, unitamente alle dodici paia di scarpe (per tutti gli usi). Un pò di perplessità c'è stata su come far entrare tutto nell'armadietto e poi inizio!....
Aspirante si presenti. Non ho sentito…..ancora!!!!!! Aspirante allievo.....dentro non era rimasto nulla, tutto era sortito dalla bocca.
Il banco di studio si era riempito di sinossi da decifrare, da tagliare e poi era necessario capire perchè tutte le aule avessero le finestre completamente oscurate e le luci sempre accese. Ma certo, fuori non si vedeva nulla e nelle adunate esterne all’alba si avvertivano intense e finissime particelle acquose: era la nebbia che incombeva costantemente per tutto l'inverno sul Palazzo ducale.
A novembre tutti consegnati e non per colpa nostra, pronti a partire per l’alluvione di Firenze.
Hai superato il tirocinio e ti consegnano l'agognato spadino da portare con l'uniforme storica, già provata in sartoria dove mentre ti rimiravi nello specchio un perentorio "lo metta a sinistra" aveva disturbato le tue chimere.
Che bello avere due giacche invernali e due paia di pantaloni quadristagionali. L'una giacca era larga, l'altra era stretta ed aveva le maniche una più corta dell'altra, riusciva a farsi accettare solo con una contorsione costante verso sinistra, ma a detta del caposarto - sotto lo sguardo perplesso del comandante di compagnia - poteva andare bene: ho sempre indossato per due anni quella più larga.
Che bello, finalmente si respira aria pura! Era la domenica mattina, l'ACM viaggiava verso Sassuolo, si tornava a piedi ( per la linea!) e si rimaneva frastornati nei tre giorni successivi a causa della troppa aria ingoiata.
Ho ritrovato anche una foto di quegli eventi. Una magnifica immagine, esempio di efficienza operativa rivisitata in stile fantozziano: tuta mimetica, giacca a vento sahariana, maschera anti NBC, borsa porta carte topografiche, zainetto tattico ed arma a tracolla con l'appiglio dell'asta di manovra conficcato nella schiena. Stupende quelle lezioni di analisi con il soave profumo trasferito dal maneggio per una precedente lezione di equitazione su cavalli che conoscevano solo sommariamente la brusca e la striglia.
Però la marcetta della banda suonata in occasione della libera uscita era deliziosa e al termine delle frettolose e contenute uscite ti attendeva sempre la strizzata di naso al paziente mascherone.
Il muretto prossimo al circolo del primo anno era sempre in agguato, non superarlo significava rinunciare al passaggio sul ponte dei sospiri. Però nella saletta a fronte del circolo c'era una vecchia comoda poltrona che ti accoglieva in un caldo ambiente per una sana lettura nel pomeriggio delle domeniche.
C'era anche il barbiere, soprannominato Kocis con qualche ascendente orientale di scarsa reputazione.
Un anno passa in fretta ma il campo estivo è di tutto respiro: di questi tempi si sarebbe chiamato il “S.Anna Pelago dei famosi”, per il solo fatto di dover ricorrere all'attrezzo multiplo nelle manifestazioni di giubilo quotidiane.............
Tutto sommato l'attività all'aria aperta del campo estivo serviva a riconciliarci con la natura che per un anno intero era stata vagheggiata solo con PADULI e QUOTE PIPISTRELLO. Dopo un mese di sospirate vacanze iniziava il secondo anno. Fortificati nello spirito accademico dal ricordo di una memorabile incursione terminata con lo sventolio di camice dalla torre dell'orologio, si poteva anche azzardare-esternando una grinta di circostanza-gridando CAPPELLONE!!!
Le camerate del palazzo ducale erano diverse da quelle della Montecuccoli dove,alla sveglia, le finestre si aprivano come per incanto: eppure c'era da giurare che il silenzio serale era appena suonato.
Il cubo non era più un in..cubo, gli spigoli del letto rifatto incominciavano a non essere tanto perfetti e piegare una camicia non aveva più alcun segreto. L'esposizione serale delle scarpe era ormai un ricordo e si incominciava ad avvertire il clima del MAC P 100. Il secondo anno trascorreva più fluido perche’ ci si era abituati allo studio, alla corsa ed allo spauracchio degli interrogatori programmati. Le marce domenicali erano terminate ma sostituite dai “giovedì culturali” con conferenze e……gran dormite!
Non era mutato lo spettro delle palle nere degli esami ma il grado si sottotenente era sempre più vicino.
Sull’onda dei ricordi , un intenso calore al dito medio… mi dice che il sigaro è finito….. ritorno alla realtà e credo che sarò contento di ritornare alla Casa Madre per celebrare con gioia, consapevolezza e nostalgia il Quarantennale del nostro ingresso in Accademia.
Sarà bello ritrovarci e passare qualche giorno insieme. Cercare con lo sguardo i visi noti e cari , tentando di dissolvere cosi’ i cambiamenti portati dal tempo in tutti noi .
ARRIVEDERCI A MODENA!!